Il senso dell’essere Ciò che vorremmo amare davvero, l’affetto forte incommensurabile per una felicità da raggiungere, il ricordo struggente insostituibile di quella perduta e, invecchiando , la libertà si traduce inevitabilmente in una grande solitudine, ma ci fa riflettere e ci serve a superare le reazioni primarie di rabbia di insicurezza, per evolvere in situazioni più comuni: tenerezza, amore, conforto, stati d’animo, emozioni. Ritmi più lenti, rilassanti, in cerca di una armonia interiore: donare un sorriso è come una preghiera per parlare al cielo. I sogni, le illusioni, le speranze, la rabbia, i dolori e gli amori nascono e muoiono così , in questa altalena di vita e di morte che ci identifica all’armonia del creato e al nostro spirito espressivo. La continuità di operare, la voglia di creare; ma il pianto è dentro di noi, nascosto ai nostri figli e all’interezza della nostra vita! Perché ciascuno di noi ha un canto sospirato dentro e, giorno dopo giorno, cerca la voce della sua melodia! Noi nel mondo tanti insieme eppure soli: respiri e voci non colti, pensieri spenti. Disperata sommessa solitudine di chi non riesce a scoprirsi, intirizzito in una inquieta infelicità.. Facciamoci amare come siamo; con il coraggio e la paura di volersi bene. Sorridere quando viviamo di voci spente, aprirsi alla speranza e far tacere i silenzi dell’anima in una cascata d’amore e i nostri inverni saranno pieni di fiori, profili frementi in un palpito di tempo. Cari volti, pagine della mia vita, mi ricordo una frenesia di eccessi, una ricerca di infinito, di Dio. Una invocazione ove solo la fede può vedere oltre i limiti del tempo ciò che non può morire è quel fiato divino che è in noi, senza contorni, impalpabile ed eccelso che ha il profumo degli angeli e l’immensità del cielo. Preghiamo tutti insieme, esistenze come tramonti tristi di sole rubato, ansia di luce nell’ombra, pensieri perduti come lacrime nella pioggia, incomprensione solitudine -------------------------------------------------- anna maria procacci